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Giornata del mare nei musei. Com'è andata?

Non siamo grandi sostenitori delle giornate celebrative. C'è sempre il rischio dell'effetto e-vento, un buriana di iniziative che dura 24 ore e poi tutto torna nel silenzio. Però la giornata del mare, diciamolo, ci voleva e bene ha fatto il legislatore a dichiarare l'11 aprile Giornata del mare e della cultura marina ( vabbè, noi avremmo preferito marinara ma il decreto legislativo ormai dice così...) inserendo la norma nel nuovo codice della nautica. Ci serve un momento collettivo, generale, nazionale su cui concentrare l'attenzione e le energie. Un appuntamento a cui arrivare preparati con alle spalle il lavoro di un anno. Una data da segnare in agenda come una meta.

Quest'anno ci siamo arrivati un po' tutti di corsa, anche i musei del mare che hanno fatto comunque la loro parte: dalla Liguria alla Calabria, dalla Sicilia al Veneto, dalla Puglia alla Campania. Non solo, l'11 aprile si sono visti i primi nuclei di rete del mare territoriale: nel Golfo della Spezia il  Museo Navale della Marina e il Cantiere della memoria delle Grazie sono stati parte attiva delle iniziative che hanno avuto in Massimo Seno, comandante della Capitaneria di porto, un regista attento e  appassionato. Nel programma di Gallipoli c'era anche Antonio Errico del Porto Museo di Tricase, a segnalare che le azioni condivise sul territorio sono possibili. Si è mosso il Museo del mare di Napoli di Antonio Mussari riunendo studiosi sui temi delle tradizioni marinare. A Chioggia i due musei cittadini insieme all'amministrazione locale sono andati in tandem con un'idea molto smart che ha coniugato social network, selfie e visita ai musei. In Calabria il museo del mare di Ricadi e quello archeologico di Sibari si sono spesi per le scuole con iniziative didattiche. Il Galata di Genova, la corazzata della rete museale marittima, ha fatto rete sui temi del design nautico con esperti del settore. Si tratta adesso di non aspettare il prossimo 11 aprile, ma trasformare la spinta della novità in uno schema progettuale che duri. Ci sono alcuni ostacoli da superare. Il primo: l'isolazionismo. Sui singoli territori spesso i soggetti che si occupano di mare non dialogano fra di loro, fanno cose magari bellissime ma ciascuno per i fatti propri.

Fare rete in ogni borgo, in ogni città, in ogni regione con un progetto condiviso è avere una visione strategica. Il secondo ostacolo è il "purismo nautico". Troppo spesso chi si occupa di cultura del mare riesce a parlare solo ai propri simili e lo fa con un linguaggio per iniziati, incomprensibile a tutti gli altri. In pratica convince chi è già convinto.

E', invece, a chi non si è mai avvicinato al mare che bisogna parlare e per farlo serve un linguaggio al passo con i tempi. Se vogliamo immergere le nuove generazioni nella cultura marinara - anche nella mente del legislatore sono loro i destinari ultimi della Giornata del mare - bisogna imparare a usare strumenti di comunicazione che possano capire e fare propri. Dobbiamo essere come Odisseo, multiformi e anche un po' astuti. Divulgare senza snaturare i contenuti è possibile, così pure insegnare divertendo.

E' la lezione che abbiamo imparato a Escale à Sète dove l' integrazione tra cultura "alta" del mare e cultura popolare ha creato una festa partecipata da centinaia di migliaia di persone. Quindi: aprirsi a nuove collaborazione, imparare dagli altri, condividere idee, progettare insieme. Un passo per volta, un miglio nautico per volta prepararsi da oggi al prossimo 11 aprile

 

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