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SICILIA

La Sicilia è stata la prima regione italiana a essersi dotata di una Soprintendenza del Mare, istituita con un apposito articolo nella legge finanziaria regionale del 2004 per tutelare, gestire e valorizzare la cultura del mare in Sicilia.  La Soprintendenza opera presso l’Assessorato regionale dei beni culturali e dell'identità siciliana e ha compiti di ricerca, censimento, tutela, vigilanza, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico subacqueo, storico, naturalistico e demo-antropologico dei mari siciliani e delle sue isole minori. Opera a tutto campo: studia siti e relitti inerenti l’evo antico, ma anche quelli medievali e moderni, nonchè le tradizioni marinare contemporanee. 


Arsenale della Marina Regia - Palermo

Nei primi anni del Seicento il Vicerè di Sicilia, Conte Francesco Di Castro, sollecitato dal Generale della Squadra delle Galere di Sicilia, Don Diego Pimentel, pensò di fornire alla città di Palermo un nuovo Arsenale, da costruirsi in prossimità dell’imponente Molo del porto. La Fabrica della Real Marina avrebbe dovuto accrescere  la produzione navale della città. Furono costruiti sciabecchi, galere, galeotte, lance ma il numero delle navi fu inferiore alle previsioni per la mancanza di legname adatto alle grandi stazze. Rimase in funzione fino al 1797, poi venne adibito a carcere, a ufficio postale, a magazzino. Gravemente danneggiato durante la Seconda guerra mondiale è stato restaurato a partire dal 2013  ed è stato assegnato alla Soprintendenza del Mare che al suo interno organizza attività  di promozione della cultura marinara in collaborazione con enti pubblici e organizzazioni private. L’Associazione Amici della Soprintendenza del Mare ha realizzato al piano terra un piccolo Museo della Storia della subacquea e l'Associazione culturale Museo del Mare e della Navigazione Siciliana «Florio»  ha curato l’esposizione di alcuni importanti modelli navali della marina siciliana.

Via dell’Arsenale - Palermo


Forte San Salvatore e la Sala storica dei fari di Sicilia

Sorge sulla stretta penisola di San Raineri che con la sua caratteristica forma a falce caratterizza il grande porto naturale di Messina. Fu fatto costruire intorno al 1540, dal condottiero Don Ferrante Gonzaga, nell'ambito della realizzazione di un imponente sistema difensivo esteso all'intera città. La progettazione della fortezza è attribuita all'architetto militare Antonio Ferramolino che portò nell'isola le nuove forme della fortificazione, tali da resistere al tiro delle artiglierie. La costruzione inglobò la torre medievale di S.Anna, la cui base è ancora riconoscibile all'interno del forte. La fortezza venne espugnata dagli insorti messinesi durante la rivolta antispagnola del 1674. Nel 1861 la fortezza venne espugnata dall'esercito garibaldino. La struttura subì gravi danni e successive modifiche per l'esplosione del deposito delle polveri nel XVII secolo e poi a causa dei terremoti del 1783 e del 1908. Nel 1934 venne inaugurata la Stele della Madonna della Lettera, dedicata alla Santa patrona della città, dal pontefice Pio XI che da Roma azionò un congegno costruito da Guglielmo Marconi per comandare a distanza l'illuminazione elettrica. 

Nel forte è stata allestita la sala storica dei fari che documenta la storia dei Fari della Sicilia attraverso i secoli, la loro utilità e funzionalità nel contesto dell’ausilio alla navigazione, la struttura, le tecniche di costruzione, i progetti e l’evoluzione tecnologica dei metodi e dei modi di illuminazione.

La  mostra permanente è composta  di pannelli informativi, fotografie e reperti, dei segnalamenti che ricadono nella fascia costiera siciliana e delle isole, e di documenti e stampe antiche riguardanti la storia della Lanterna di San Raineri, dalla costruzione e fino ai giorni nostri.

Una sezione è  dedicata alla figura del Guardiano del Faro con la ricostruzione della tipica stanza da lavoro, con testimonianze, oggetti e ricordi del passato. Un’altra sezione è dedicata all’evoluzione tecnologica della Lanterna dove sono esposte antiche apparecchiature appartenute ai sistemi di illuminazione dei fari, corredate da  pannelli descrittivi e  informativi. (A cura dell’Ufficio Storico della Marina Militare)

Centro Urbano dalla via S. Raineri all’estremità della zona falcata


SirMuMa - Siracusa

L'idea di un museo per raccogliere le memorie materiali della cantieristica e della pesca siracusana nasce nel 1986  da Sebastiano Aliffi, Augusto Aliffi e Gaetano Bandiera. Dalla fase di raccolta degli attrezzi si passa agli studi tecnici e etno-antropologici e nel 2000 iniziano le attività con la mostra I calafatari. L'anno successivo nasce Syrakosia, consorzio di associazioni culturali di Siracusa che gestisce il museo e promuove iniziative di promozione della cultura marinara locale.
Nelle due sale, più soppalco, i percorsi museali raccontano la progettazione e costruzione di imbarcazioni in legno, lo scalo di alaggio, le attività del fabbro e del fonditore, la navigazione sui velieri, il buzzettu, la barca tipica di Siracusa, la tonnara  è rappresentata con un modellino. Molto evocativi i simboli delle congregazioni di naviganti.

Via Gaetano Zummo, 7 - Siracusa


Museo del mare - Licata

Nato per iniziativa del locale gruppo archeologico Finziade che, dal 2012, si è dotato di un nucleo subacqueo. I lavori di recupero, condotti sotto la supervisione della Soprintendenza del Mare, presso il sito dell’isolotto San Nicola e della Secca Poliscia (tuttora in corso) hanno riportato a galla reperti archeologici databili tra il periodo protostorico e l’eta’ medievale che ora sono musealizzati nei locali comunali del Chiostro di Sant'Angelo. La collezione più importante  è quella delle àncore:  due àncore a gravità a un foro, tre a gravità a tre fori, due ceppi litici, sei ceppi in piombo e una contrammarra plumbea. Tra le àncore in ferro, una di epoca romana del tipo a freccia, una bizantina, un’àncora Trotman (XIX secolo) e un ammiragliato (XX secolo). Tra gli oggetti restituiti dal mare una delicata gemma in pasta vitrea con incisa una figura umana sdraiata. 

Largo San Salvatore - Licata



Museo del mare - Sciacca

Uno dei più giovani musei del mare d'Italia (è stato inaugurato ad aprile 2017) in cui si incrociano storie di legalità ripristinata, archeologia subacquea, ricerca storica. Il museo di Sciacca, che ancora non è stato intitolato, è un  esempio di allestimento lineare ed elegante che valorizza le collezioni che provengono in parte da reperti recuperati dalla Guardia di Finanza e, in parte, dalle ricerche subacquee coordinate dalla Soprindentenza del Mare. Il pezzo più antico è una rarissima tazza in terracotta del II millennio a. C., scoperta nel mare di Sciacca. Nella prima delle due sale (sala delle anfore) le testimonianze della vivacità dei traffici marittimi dell'antichità: anfore puniche, tardo repubblicane e imperiali, olearie africane grandi, vinarie greco-italiche, romane dell'adriatico e bizantine.

Nella seconda sala otto cannoni in bronzo e ferro della seconda metà del XVI sec., oltre a diverse parti strutturali della nave, stoviglie, strumenti di bordo. Le indagini storiche e d’archivio di Renato Gianni Ridella, principale esperto di artiglieria in campo nazionale, hanno consentito la ricostruzione del naufragio della nave Parissona Grossa, salpata da Genova nella seconda metà del Cinquecento e affondata, probabilmente a causa di un fortunale, a pochi metri dagli scogli prospicienti l’arenile di Coda della Volpe.

Via Giuseppe Licata e/o Corso Vittorio Emanuele - Sciacca


Museo Archeologico regionale Lilibeo - Marsala

La sede museale è un edificio storico - uno stabilimento vinicolo del XIX secolo, il Baglio Anselmi - che si trova all’interno del Parco archeologico di Lilibeo. I locali furono acquisiti al Demanio regionale e adibiti a museo nel 1986 per esporre il relitto della Nave punica (III sec. a.C) ed illustrare la storia della città antica.
Nel marzo del 2017 è stato inaugurato il nuovo percorso espositivo, completamente rimodulato e arricchito di reperti provenienti da recenti scavi e del relitto della nave tardo-romana di Marausa (IV sec. d. C).
Il percorso  dedicato alle collezioni subacquee comprende la saletta Porti di Lilibeo, sala Nave Punica, sala Nave di Marausa. Terra e mare si fondono in queste sale che custodiscono oggetti del passato strappati al mare come  la statua di guerriero, di epoca romano-imperiale, e un tesoretto aureo recuperati dal mare di Capo Boeo, le anfore dal porto o gli elmi in bronzo, dal mare di Capo San Vito. 



Lungomare Boeo, 30 - Marsala


Ex Stabilimento Florio - Favignana

L'ex Stabilimento Florio di Favignana, costruito nella seconda metà dell' Ottocento per iniziativa del senatore Ignazio Florio, è stato il più importante e moderno stabilimento industriale dell'epoca per la lavorazione del tonno. Oggi è il museo del mare più grande d'Italia con una superficie di 19.848 mq e 18 sale espositive. Alcune sale conservano le antiche imbarcazioni usate per la pesca del tonno, altre  reperti archeologici, altre ancora testimonianze della famiglia Florio. Il percorso si snoda con visite guidate sulla storia del primo stabilimento industriale sull' inscatolamento del tonno sott'olio e della famiglia Florio. Nell' Antiquarium reperti archeologici provenienti dalle acquee delle Egadi, due sale dedicate a testimonianze della Battaglia delle Egadi del 241 a.C, con rostri romani ed elmi di tipo Montefortino. Mostre fotografiche permanenti di Renè Burri, Leonard Freed, Herbert List, Sebastiao Salgado, Ferdinando Scianna documentano la pesca del tonno negli anni  Cinquanta e Settanta.

Via Amendola - Favignana (Tp)


Museo del Mare delle Attività e Tradizioni Marinare e dell’Emigrazione - Marettimo

Dal Portogallo alla California fino alle gelide acque dell’Alaska: i pescatori  dell’isola di Marettimo hanno praticato l'arte della pesca su tutti mari. Questo museo, gestito dall’Associazione CSRT Marettimo da 30 anni ne custodisce le memorie. Piccolo presidio di cultura del mare ma ricco di storia raccontata dagli attrezzi  esposti, ormai in gran parte in disuso, che custodiscono  l’arte del pescare dell'isola. Le foto, gli articoli, le pubblicazioni aggiungono molte informazioni sull’epopea di chi, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, cominciò a emigrare. La gente di Marettimo seguiva la rotta del pesce. Dapprima - anche a remi o a vela – nel Nord Africa (Biserta, Tripoli, Bengasi, Tunisi, Bona, Sfax furono le mete), poi in Portogallo (Lisbona, Porto, Matousinos, Lagos, Olhao), dove continuarono ad essere “mastri” nell’arte della salagione del pesce azzurro, e successivamente in America. In questa piccola stanza c'è una grande Storia di mare e di pesca.

Via Campi , 11 – Isola di Marettimo