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Incontri venexiani

Venezia 14 gennaio 2018

Ah la Cristina Giussani! Il legame con Cristina è di vecchia data, forse predestinato: Nave di Carta la nostra associazione, Mare di Carta la sua libreria. Se passate da Venezia e non andate alla libreria Mare di Carta siete terricoli senza possibilità di redenzione. A parte i libri, tanti e selezionati con cura (li potete comperare anche on line dal sito) ci trovate lei o una delle sue collaboratrici. Se siete fortunati e trovate Cristina scoprirete più cose di Venezia in una chiacchierata di un quarto d’ora con lei di quante ne scoprireste leggendo tutta la Lonely Planet in un giorno. Fare la libraia a Venezia è complicato. A parte tutti i problemi tipici dei librai (gente che non legge, concorrenza dei colossi dell’e-commerce eccetera eccetera) devi vedertela anche con l’acqua alta. Un metro e trenta e la libreria si allaga, allora bisogna essere pronte a mettere i libri sui tavoli. «Ormai ho un sistema rodato. Tengo sotto controllo la marea in un paio di punti in città e faccio i miei calcoli.» ma se la ricorda ancora la volta che l’acqua è arrivata a 1, 54: «Non avete idea di come puzzino i libri bagnati.» Da come lo dice ci viene il sospetto che puzzino più dei piedi dei nostri ragazzi. Brutta storia, allora

Comunque nonostante i problemi editoriali e di acqua alta in tanti anni di attività Cristina non ha perso un grammo della passione per il mare, per Venezia e per i libri, per le barche e per la promozione della cultura del mare. Tramite lei incrociamo altre storie marinare: quella di Nicolò Zen, giovane maestro d’ascia dell'associazione galleggiante Il Caicio ( andate a vedere il sito www.ilcaicio.it). L'associazione  anni fa aveva avuto dal Comune  uno spazio a Marghera dove avevano trovato casa molte barche tradizionali restaurate o da restaurare. Poi si sa come vanno le cose, cambiano le amministrazioni, gli spazi che affacciano sull'acqua fanno gola a molti e così lo spazio è stato revocato. E il Caicio sfrattato.

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 "Ho dovuto demolire delle barche. Non sapevamo dove metterle", dice Nicolò rabbioso e addolorato, "Ho documentato tutto, per protesta. Magra consolazione". Riuscite a immaginare che cosa può aver provato un maestro d'ascia a demolire una barca? La faccia di Nicolò mentre raccontava questa storia diceva tutto. Ora l'associazione ha presentato un progetto con il  Forum Futuro Arsenale (Ffa), formato da cittadini che hanno a cuore le sorti di un patrimonio unico al mondo. Basterebbero circa trecento metri quadrati alle Tese delle Galeazze dentro l'Arsenale per permettere ai maestri d’ascia e agli appassionati di recuperare le barche tradizionali e promuovere attività per coinvolgere il pubblico. Niente rispetto ai 275 mila metri quadri dello spazio dell'Arsenale. Venezia è un unicum al mondo. Ma che ne sarà di questa città se perde le sue barche e la sua memoria marinara? Sono in tanti qui a darsi da fare ma pare non bastare.

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Altra barca, altra storia. Il Nuovo Trionfo. Un glorioso trabaccolo quasi centenario ( ha novantadue anni per la precisione, è stato costruito nel 1926 a Cattolica dalla famiglia Ubalducci) acquistato dalla Compagnia della marineria tradizionale, un'associazione di promozione sociale nata per il recupero e il riutilizzo delle imbarcazioni tradizionali dell'Alto Adriatico. Tanti i soci, tanti i sostenitori e come spesso capita con le barche storiche, tanti i soldi che servono. E non ci sono. Il paramezzale del Nuovo Trionfo ha avuto guai seri a causa di un fungo che l'ha fatto marcire, i soci e gli amici dell'associazione hanno messo mano al portafogli per l'intervento d'urgenza e adesso il paramezzale è stato risanato. Ma non ci sono più fondi per andare avanti con il restauro e la barca è in cantiere (sul sito www.ilnuovotrionfo.org tutte le info se volete fare una donazione). Abbiamo incontrato alcuni dei soci e dei consiglieri (grazie a Gerolamo Fazzini per averci scortato nell'ingresso a Venezia). Persone di grande passione e buon senso che hanno già fatto il possibile e l'impossibile per salvare questa barca dalla lunga storia. Ora la domanda è: le barche storiche sono o non sono un patrimonio culturale? Noi crediamo di sì. Se sono un patrimonio culturale sono un patrimonio collettivo e pubblico, la cui salvaguardia dovrebbe stare a cuore alle amministrazioni locali e nazionali. Una casa per il Caicio, fondi per finire il restauro di un glorioso trabaccolo. Si può fare?


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