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La storia del Museo Navigante è andata così...

«A fine marzo 2018 c'è Escale à Sète. Perchè non ci andiamo con l' Oloferne come barca di rappresentanza del Museo della Marineria di Cesenatico?»

A lanciare l'idea di portare una rappresentanza ufficiale di un museo del mare italiano in Francia è stato Davide Gnola, direttore della Marineria di Cesenatico. Laureato in Lettere si è tuffato nel mondo della marineria portandosi dietro tutto il suo bagaglio di curiosità letterarie e storiche, non è un caso se ha curato, tra gli altri, la pubblicazione del Diario di bordo di Giuseppe Garibaldi.
Destinatario della proposta Marco Tibiletti, presidente della Nave di Carta, che si divide tra mare e libri. Insomma, i due hanno molto in comune.
«Perché no? Potremmo anche allargare la proposta ad altri Musei del mare, oltretutto il 2018 sarà l'Anno Europeo del Patrimonio culturale. Se mettiamo insieme un po' di musei potremmo dare vita a un progetto. Un Museo Navigante... »
«Sento Maria Paola Profumo del Galata che è anche presidente dell'AMMM, l'associazione dei Musei marittimi del Mediterraneo. Vediamo se ci sta anche lei». E Maria Paola Profumo è salita a bordo il tempo di una telefonata.
Questa conversazione avveniva agli inizi di ottobre del 2017. Meno di tre mesi dopo il Museo Navigante è diventato  una realtà con oltre 58 musei aderenti, l'appoggio della Marina Militare (grazie contrammiraglio Agostini e grazie al comandante Merlini dell'Ufficio Storico)  e della Guardia Costiera (grazie comandante Nicastro!).
L'adesione di RTVSanMarino che con il programma Altamarea di Carlo Romeo ha costruito negli anni un archivio enorme di storie di mare. Subito dopo sono arrivati la Lega Navale, l' ANMIFederico Ricci dell'omonima azienda di forniture navali di Rimini, Ignazio Seminerio dell'Opa Assicurazioni, Mauro Solinas e Daniele Testi di Contship, Fiorenza Mursia, amica da sempre della goletta Oloferne.

È stato come assistere alla formazione di una grande onda che sollevava in aria un'idea per farla diventare realtà.  E poi, come diceva Goethe, senza fretta senza sosta, si è mosso  gran parte del mondo associativo del sistema mare. Assoporti per prima con Tiziana Murgia che ha subito intercettato l'importanza di fare sistema  attorno al patrimonio culturale del mare;  il RINA, (grazie Achille Tonani!) Assonautica Nazionale e Assonautica della Spezia,  (grazie a Pier Gino Scardigli e ai soci  sempre pronti a prestarci un pontile e a dare un ormeggio alla goletta ), Assonat. Federcoopesca (grazie a Giampaolo Buonfiglio anche per averci raccontato delle bellissime storie di pescatori di oggi).

E poi i Musei. A decine, con i loro direttori e curatori che nonostante i problemi quotidiani non hanno perso la passione. Persone che conoscono ogni angolo del loro museo: che sia nazionale, comunale o privato è la loro seconda casa. Ogni telefonata, ogni incontro ha svelato una storia e ha gonfiato le vele del Museo Navigante.

Lungo la nostra rotta abbiamo incontrato persone straordinarie che appena hanno sentito le parole "Museo navigante" si sono attivate. Eravamo certi di poter contare su Giovanni Caputo, uno dei migliori attrezzatorii navali in circolazione oltre che valente scrittore, Fabio Fiori, scrittore, biologo e insegnante, Giovanni Panella, il paladino delle barche storiche, Paolo Maccione di Barche d'epoca e classiche. Altre le abbiamo scoperte cammin facendo: senza Michele Benfari e Francesca Oliveri non saremmo venuti a capo dei musei siciliani, Massimo Maresca ci ha dato importanti dritte sui musei campani, Giuseppe Albahari di Puglia & Mare ci ha fatto da pesce pilota nella sua regione. Giuseppe Merlini del Museo di San Benedetto del Tronto e Fabio Amato del museo di Licata che hanno risposto in pochi secondi a un "pam pam" per la mostra in preparazione Siamo atterrati su Silvia Nanni su segnalazione di Corrado Ricci. Silvia ci ha segnalato la storia del San Giuseppe Due e dei Musei dell'Antartide. Ancora Corrado (ma quante ne sa?) ci ha segnalato il nuovo museo dedicato alla storia dei Fari nato da poco sull'isola del Tino. Da lì, grazie al comandante Stefano Gilli siamo rimbalzati al Museo della Lanterna di Genova.



Potremmo continuare all'infinito: ogni persona ci ha aperto una porta e ci ha dato una nuova informazione.

E poi i professori degi Istituti Nautici, persone davvero straordinarie. «Ho 24 ragazzi da imbarcare. Come facciamo?» Facciamo, facciamo. Come dice Giampietro Sara che segue per Nave di Carta e Progetto Mare il settore scuola: «Belin! Non possiamo lasciare a terra i fanti» che sarebbero poi i ragazzi detto alla spezzina. Senza il lavoro di Nicolò, giovane socio della Nave di Carta, che ha navigato nella rete per pescare musei e raccogliere dati, non saremmo mai arrivati a mollare gli ormeggi. Ancora adesso sta cercando disperamente Piero di Varazze. Piero? Ci copi? 

Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro del grande equipaggio della Nave di Carta: Lorenza, Giulia, Cristina Ennio, Guido,  Giampi, Francesco, Alberto, Pigi, Amedeo, Alberto, Giada, Federico, Daria che con le loro idee, suggerimenti e soprattutto con la loro passione hanno creato le condizioni per costruire il Museo Navigante. In vent'anni di vita l'associazione La Nave di Carta ha fatto tantissime cose per promuovere la cultura del mare. Il Museo Navigante è fatto da persone che credono che la cultura sia sempre un'avventura, divertente, emozionante, travolgente. E la cultura del mare lo è ancora di più. Grazie a tutti quelli che potranno dire: Museo Navigante? Io c'ero e la storia è andata così... Ci vediamo in mare