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Le barche hanno molte storie da raccontare, sia quelle conservate nei musei, sia quelle che dopo una vita avventurosa e a volte tragica sono state salvate da armatori appassionati o da associazioni e che, come la goletta Oloferne sono oggi veri musei naviganti. Paolo Maccione direttore di Barche d'epoca e classiche racconta qui sotto le storie di alcune di loro.


LE BARCHE SALVATE

Di Paolo Maccione

Tante imbarcazioni ancora oggi naviganti, siano esse da diporto o da lavoro, sono arrivate fino a noi grazie a nuovi proprietari che si sono avvicendati nel corso degli anni. Sono loro che molto spesso hanno investito tempo e denaro per salvare questi “beni mobili” da sicura distruzione o abbandono, riportandoli in mare. In tutti i casi ogni barca ha sempre avuto una storia da raccontare. Lo schooner di 27 metri Anniventi, costruito a Viareggio nel 1925 per il trasporto del marmo, era stato volutamente affondato durante la Seconda Guerra Mondiale per sottrarlo al saccheggio. Oggi veleggia ancora lungo le coste della Toscana. Quasi sempre l’affondamento non è un atto voluto, bensì provocato da eventi e circostanze a dir poco sfavorevoli. Si può ‘naufragare’ in porto in seguito al ribaltamento della gru che la sta varando, come successo a Imperia nel 2012 al racer Esterel del 1912. Stessa sorte per il gaff cutter Draumen, affondato nel Tevere nel 2009 e poi recuperato. A causa di un’onda più grossa delle altre la piccola barca da regata Valentina, costruita dal famoso cantiere ligure Sangermani nel 1975, si è inabissata a 240 metri di profondità. Recuperata dal fondo del lago nel quale era finita oggi partecipa ancora a raduni e regate. E cosa dire di Pandora, replica in pino di Carelia di un postale ottocentesco, costruito in Russia nel 1994? In un quarto di secolo le è successo di tutto: dall’abbandono al sequestro, dall’affondamento alla vendita all’asta. Sottoposta a restauro, questa goletta a gabbiole lunga 30 metri si è rifatta vincendo alcune importanti regate di velieri, oltre ad essere diventata set galleggiante per diversi film. Nuova vita per il ketch di 20 metri Leon Pancaldo, nave-scuola impiegata dagli allievi dell’Istituto Nautico Ferraris Pancaldo di Savona. Oggi, grazie a una onlus che ne è diventata armatrice, è tornata a solcare i mari della Liguria. A volte le barche “tornano” sotto forma di ricostruzioni del passato. È il caso di Eleonora, replica realizzata nel 2000 della goletta americana Westward del 1910, fatta saltare in aria nel Canale della Manica con l’esplosivo nel 1947. Questa era la disposizione testamentaria trasmessa dal suo ex proprietario agli eredi, se questi ultimi non fossero stati capaci di mantenerla in ottimo stato. Così è stato. Oggi la nuova goletta, 40 metri di lunghezza, incrocia spesso lungo le coste italiane

 
 

Dall'alto verso il basso: Valentina, costruita dal cantiere Sangermani nel 1975. Salvata dopo un affondamento. AnniVenti, una barca costruita per il trasporto del marmo a Viareggio nel 1925 e affondato durante la Seconda guerra mondiale per sottrarlo alle requisizioni. Infine il Leon Pancaldo, a lungo nave scuola dell'Istituo nautico di Savona ora è di proprietà di un onlus e, tra le altre cose, ospita a bordo mostre d'arte realizzate da persone con diverse abilità.